Premessa
Un modello geometrico del rotolamento
Le
forze in gioco
Auto, moto e bici
Muscoli, ossa...e attrito per camminare
L'attrito volvente |
L'invenzione della ruota e la sua utilizzazione per il trasporto di
carichi e persone risalgono al IV millennio a.C. Essa deve essere
stata preceduta senza dubbio da un lungo periodo di esperienze delle
comunità umane protostoriche nel campo del trasporto di grandi pietre
e di altri carichi pesanti necessari per le costruzioni (che ora
chiamiamo megalitiche) che caratterizzano l'ultima parte del neolitico
e l'inizio dell'età dei metalli nelle regioni dell'Europa occidentale
e di quelle intorno al Mediterraneo orientale.
In questi periodi, accanto o in sostituzione del trascinamento diretto
sul terreno e del traino su slitte, si può ipotizzare che sia stata
utilizzata una tecnica basata sull'impiego, come rulli, di spezzoni
cilindrici di tronchi d'albero (idea probabilmente correlata a
pratiche di ribaltamenti successivi utilizzati per spostare pietre di
modeste dimensioni).
I tronchi usati come rulli furono forse i progenitori delle ruote
alle quali si giunse quando venne superato il problema di collegare
mediante perni le ruote a una struttura in grado di reggere il carico.
E' molto probabile che queste invenzioni vadano collocate nella
protostoria mesopotamica dal momento che i primi reperti archeologici
e le prime rappresentazioni di carri con ruote(datati alla prima metà
del terzo millennio a.C.) provengono dalla città di Ur.

La figura mostra il particolare di un intarsio di
lapislazzuli e avorio, chiamato "stendardo di Ur" risalente
a circa 2800 anni a.C.
La straordinaria singolarità del rotolamento di una ruota sta nel
ruolo, a prima vista paradossale, dell'attrito statico. Per effetto
dell'attrito statico, infatti, i sistemi solidi non cilindrici o non
sferici (che quindi possono solo traslare) sono "tenuti
fermi" sul loro basamento di appoggio. Di fatto, senza attrito
statico, una grande quantità di cose che "devono stare
ferme" non potrebbero esserlo: le sedie, i tavoli e tutti gli
altri mobili di una stanza e le suppellettili sui mobili, si
sposterebbero alla minima spinta in direzione orizzontale; le viti non
potrebbero essere serrate; non si potrebbe appoggiare al muro una
scala a pioli e tanto meno salirvi sopra, ecc.
Tutto ciò crea, sul piano delle rappresentazioni concettuali, una
forte correlazione tra attrito statico e immobilità delle cose sui
loro appoggi e rende appunto paradossale l'effetto dell'attrito
statico sul rotolamento. Ma l'idea di paradosso cade se si
prende in considerazione la forma degli oggetti che rotolano.
Anche un cilindro o una sfera, infatti, sono tenuti fermi rispetto
all'appoggio dalle forze di attrito statico; ma
su queste due forme geometriche tali forze possono agire solo su
una porzione della superficie di contatto che idealmente, se
l'appoggio è perfettamente piano, è costituita dai punti di un
segmento di retta (per il cilindro) e addirittura da un solo punto per
la sfera e che nella realtà è comunque molto limitata rispetto
all'intera superficie del solido.
Ciò comporta che, pur tenendo ferma la zona di appoggio,
l'attrito statico non può ostacolare movimenti di rotazione
dell'intero solido attorno a questa ristretta zona. Ciò si
verifica non solo per cilindro e sfera ma anche per qualunque solido
di forma convessa, per esempio un elissoide, o un solido
prismatico che si stia ribaltando attorno a uno spigolo. La peculiarità
di cilindro e sfera sta nel fatto che, data la loro particolare
simmetria, godono anche della possibilità di essere in equilibrio
indifferente (se sono omogenei).
Un'altra caratteristica del rotolamento, decisiva per
il successo dei sistemi di trasporto basati su ruote (o rulli) è lo
straordinario vantaggio energetico rispetto ai sistemi basati sullo
strisciamento.
Nel rotolamento le forze di attrito statico che tengono ferma
la zona di contato sul basamento, proprio per questo non compiono
lavoro e non hanno quindi nessun ruolo nei bilanci energetici. Ciò
comporta che se ruote e basamento fossero perfettamente rigidi,
l'unica dissipazione di energia meccanica per un carro sarebbe dovuta
all'attrito dinamico attivo nei perni delle ruote (astraendo,
ovviamente, dalla resistenza dell'aria).
In realtà, non esistono materiali perfettamente rigidi: ciò comporta
la necessità di tener presente le deformazioni possibili nel corso
del rotolamento e le loro conseguenze sul moto, sia di tipo
geometrico, sia di tipo energetico.
In molti casi significativi è possibile ignorare l'effetto della
deformabilità dei materiali sugli aspetti geometrici del rotolamento
e sul valore della forza di attrito necessaria per
evitare lo strisciamento.
Non è mai possibile, invece, trascurare (soprattutto in linea di
principio) le conseguenze energetiche della deformabilità dei
materiali, pena l'affermazione della possibilità di realizzare moti
perpetui.
Il parametro che, dal punto di vista fenomenologico, interpreta la
dissipazione di energia meccanica dovuta alla deformabilità dei
materiali è il coefficiente di attrito volvente. Esso, pur non
essendo mai nullo, è tuttavia correlato a perdite di energia molto
minori di quelle dovute allo strisciamento o alla resistenza
dell'aria.
A causa della molteplicità di aspetti che l'argomento
presenta, appare naturale il fatto che la costruzione di
rappresentazioni mentali coerenti e in accordo con i dati
esperienziali delle fenomenologie legate all'attrito presenti
notevoli difficoltà.
Ciò è confermato dalle ricerche condotte in ambito internazionale
sulla
comprensione dei fenomeni di attrito statico e dinamico e di quelli
relativi all'attrito volvente, da parte di
studenti di diversi livelli scolari.
Tali ricerche mostrano la presenza di difficoltà comuni in
studenti diversi per età e per tipo di scuola alcune delle quali sono
legate a difficoltà nella comprensione di concetti base di meccanica
e in particolare dei moti relativi e della terza legge della dinamica [4-8].
In particolare, dagli studi più specifici sulla comprensione dei
fenomeni d'attrito, mirati all'analisi dell'attrito di strisciamento e
dell'attrito statico nel rotolamento [1, 2],
emergono le seguenti caratteristiche delle rappresentazioni più
comuni degli studenti:
-
In situazioni che
coinvolgono due corpi a contatto, si ritiene che la forza
di attrito radente agisca su uno solo dei corpi che partecipano
allo strisciamento e precisamente su quello che si trova al di
sopra della superficie di contatto. Non è riconosciuta quindi la
reciprocità delle forze di interazione tra i due corpi dovuta
all'attrito.
-
L'idea che la forza di attrito
sia in ogni caso contraria al moto viene utilizzata senza tener
conto di qual è il riferimento nel quale il moto è descritto. Da
qui la difficoltà a riconoscere che mentre la forza di attrito è
sempre contraria al moto relativo dei due corpi a contatto, può
essere concorde con il moto di uno dei corpi in un altro sistema
di riferimento.
-
All'attrito è attribuita la
capacità di trascinare un corpo, sia pure in modo imperfetto, ma
non si riconosce che tale comportamento può essere modellizzato
con la forza di attrito. In particolare, secondo Caldas e Saltiel
"l'attrito funziona come se esistesse, tra i solidi a
contatto un "legame" che assicura una certa aderenza tra
le superfici dei solidi a contatto. Questa aderenza ha due
funzioni: da una parte frena il movimento dei solidi e dall'altra
permette al solido passivo di essere trascinato dal solido motore
senza che questo eserciti esplicitamente sul primo una forza nel
verso del movimento".
-
Alle forze di attrito statico
agenti su un solido che rotola senza strisciare viene attribuito
un verso definito una volta per tutte, cioè sempre contrario al verso del moto del corpo in
esame. Gli studenti hanno difficoltà a comprendere come la forza
di attrito statico dipenda invece dalle condizioni di
sollecitazione e a determinare di conseguenza il verso di tale forza. Ad esempio è difficile
riconoscere che se un'automobile viene messa in moto dal motore la forza di attrito statico
sulle ruote motrici ha verso opposto
a quello che avrebbe se l'automobile, in panne, fosse spinta da dietro da una
persona.
-
L'idea di attrito come fenomeno
non è differenziata dall'idea di forza di attrito. La
modellizzazione mediante forze risulta pareticolarmente
difficoltosa per l'attrito volvente.
In bibliografia sono indicati, oltre
a risultati di ricerca riguardanti le concezioni degli studenti
sull'attrito, anche lavori in cui vengono forniti spunti utili agli
insegnanti per affrontare l'argomento in classe [3,
5, 9-12].
Proposte per lo studio dei fenomeni di attrito statico e dinamico tra
solidi in movimento relativo di traslazione, sono state preparate
nell'ambito del progetto FISISS (Formazione In Servizio per Insegnanti
della Scuola Secondaria) - EspB, e del progetto IMOFI (Introduzione
alla MOdellizzazione in FIsica)- CNR.
I materiali sono disponibili
rispettivamente agli indirizzi
http://www.uniud.it/cird/espb/espb.htm
e http://griaf.fisica.unipa.it/IMOFI/Imofi_It/IMOFI.html
BIBLIOGRAFIA
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sec: le frottement de glissement et de non glissement. Etude des
difficultes des étudiants et analyse de manuels", 1994, Thèse,
Paris 7.
[2] Caldas, H., Saltiel, E. "Le
frottement cinétique: analyse des raisonnements des étudiants
", 1995, Didaskalia, 6, 55-71.
[3] Gagliardi, M., Gallina, G., Guidoni,
P., Piscitelli, S. "Forze, deformazioni, movimento" Emme
Edizioni, Torino, 1989.
[4] Maurines, L."Première notions
sur la propagation des signaux mécaniques: étude des difficultés
des étudiants", 1986, Thèse, Paris 7.
[5] Meningaux, J. "La schématisation
des interactions en classe de 3°", 1986, BUP n°683: 761-778.
[6] Salazar, A., Sanchez-Lavega, A, and
Arriandaga, M.A.,"Is the frictional force always opposed to the
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"Les raisonnements naturels en cinématique élémentaire",
1979. BUP n°616: 1326-1335.
[8] Saltiel, E. "Concepts cinématiques
et raisonnements naturels: étude et compréhension des changements de
referentiels par les étudiants en sciences", 1978, Thèse d'état,
Paris 7.
[9] Shaw D. E. "Frictional force on
rolling objects", 1979 Am.J.Phys. 47 (10), 887-888.
[10] Viennot, L. "Le raisonnement
spontané en dinamique élémentaire", 1979, Hermann, Paris.
[11] Viennot, L. "Bilan des forces
et loi des actions réciproques. Analyse des difficultés des élèves
et les enjeux didactiques", 1989, BUP n°716, 951-969.
[12] Wehrbein, W.M. "Frictional
forces on a inclined plane", 1992 Am.J.Phys. 60 (1), 57-58.
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